martedì 14 gennaio 2014

Palazzo Chigi Saracini

Palazzo Chigi Saracini, costruito intorno al dodicesimo-tredicesimo secolo, è uno dei palazzi più antichi di Siena. 

In origine il Palazzo era costituito dalla sola torre merlata, fatta costruire dalla famiglia Marescotti, che assunse un valore significativo per la storia della città poiché si racconta che durante la battaglia di Montaperti, che vide Siena per l'unica volta nella sua storia vittoriosa su Firenze, un tamburino abbia fatto la cronaca da lassù di quanto accadeva nei pressi dell'Arbia a coloro che erano rimasti in città. 

L'importanza è tale che ancora nei primi del Novecento il Viligiardi decise di disegnare nella volta della Sala dei concerti il ritorno vittorioso dei senesi dalla battaglia.

Palazzo Chigi visto dal Facciatone del Duomo Nuovo di Siena

Ritorno vittorioso dei senesi dalla battaglia di Montaperti: Viligiardi

Dopo l'epoca medievale il Palazzo è passato alla famiglia Piccolomini che ebbe due papi, Pio II e il nipote Pio III. 

Dopo il periodo rinascimentale il Palazzo passò alla famiglia Saracini che ebbe tra i membri Galgano, un personaggio amante dell'arte che cominciò a collezionare opere. 

Al momento nel Palazzo ci sono più di mille e cinquecento pezzi. Successivamente, dal 1806, fu composta una Galleria con tutte queste opere e venne aperta al pubblico.

L'idea fu molto innovativa all'epoca e la Galleria è la stessa che si può ammirare oggi arricchita da successivi acquisti. 

Dai Saracini il Palazzo passò poi alla famiglia Chigi che ebbe un altro uomo amante dell'arte, il Conte Guido, il quale nato a Siena nel 1880 studiò giovanissimo musica classica a Firenze; partecipò alla guerra, si ammalò e quando si riprese fondò l'Accademia Musicale Chigiana.

Il Conte fu sposato per un breve periodo ma non ebbe eredi. 

Dopo la morte del Conte nel 1965 l'Accademia Chigiana è passata nelle mani del Monte dei Paschi di Siena. Qui si tengono, ogni anno in estate, corsi di perfezionamento ai quali accorrono allievi di tutto il mondo per il prestigio degli insegnanti.

Erano gli anni novanta quando visitai per la prima volta Palazzo Chigi. 

All'epoca al pubblico era accessibile solo la Sala dei Concerti durante le diverse rassegne quali Micat in vertice durante l'inverno e la Settimana Musicale Senese ed Estate Musicale Chigiana durante l'estate e la visita del Palazzo era possibile solo su richiesta. 

Io prenotai per delle persone le quali per ringraziarmi mi invitarono ad unirmi a loro. 

Oggi vengono organizzate periodicamente delle visite guidate su prenotazione e a pagamento. Per informazioni: andare su sito della Chigiana. 

In occasione delle scorse festività natalizie Palazzo Chigi è stato aperto al pubblico ed è stata questa l'occasione per la mia seconda visita. 

Come guida ci ha accompagnato Sofia Saletti.

La visita inizia dalla Sala dei Concerti che era l'antica sala da ballo del Palazzo. 

Nel 1920 il Conte Guido chiamò il Viligiardi per restaurarla e questi utilizzò lo stile rococo veneziano che tra l'altro pare aiuti l'acustica della sala. 

Ovunque troviamo lo stemma dei Chigi: sei monti sovrapposti sormontati da una stella. 

Oltre che banchieri papali i Chigi hanno avuto anche un papa, Alessandro VII, che fu il mecenate di Bernini ed è per questo che anche a Roma ci sono molti palazzi con questo stemma. 

Spesso lo stemma viene accompagnato col motto Micat in vertice che vuol dire brillare sulla cima; un esortazione per raggiungere sempre il massimo. 

All'interno della Sala, sopra alla porta d'ingresso, lo stemma dei Chigi si trova insieme a quello dei della Rovere rappresentato da una quercia, concessione fatta da Giulio II della Rovere ai Chigi in qualità di banchieri papali.

La Sala dei concerti comunica con altre due piccole sale; la prima è tappezzata di foto con dedica e firma di artisti, personaggi politici, cantanti e attori, tutti amici del Conte;

Sala tappezzata di foto con dedica e firma degli amici del Conte Guido

la seconda custodisce una piccola collezione di strumenti musicali antichi in particolare uno Stradivari. Desta curiosità un violino con una piccola testa al posto del ricciolo e un violino (o forse contrabbasso?) portatile. In questa sala sono visibili anche parti architettoniche inglobate all'interno degli ampliamenti.

Violino con piccola testa al posto del ricciolo

Violino (o contrabbasso?) portatile

Uscendo dalla Sala ci si ritrovia nell'atrio dove è collocato  un grande tondo bronzeo con il profilo del Conte Guido sormontato da due bandiere, una dell'Istrice e una dell'Aquila. 

Il Conte Guido è nato nel quartiere dell'Istrice ed era membro della Contrada; rivestì anche la carica di Priore e questo spiega la presenza della bandiera dell'Istrice. 
All'interno di Porta Camollia tra l'altro c'è una piazzetta a lui intitolata. 

La bandiera dell'Aquila invece è un omaggio della Contrada che ospita il palazzo.

Il criterio espositivo della Collezione non è museale. Le stanze erano di rappresentanza; infatti il Conte abitava nella parte opposta del Palazzo dove ora ci sono gli uffici della Chigiana.

Ogni sala è dedicata ad un artista senese; le classi o aule sono dedicate ai musicisti. 

Sala del Sasetta, dedicata a Stefano di Giovanni detto il Sassetta; artista molto prolifico nella prima parte del Quattrocento a Siena. 

Si parla di 'rinascimento umbratile' a Siena perché si continua a dipingere con i fondi oro. 

Da non perdere la piccola tavola con l'Adorazione dei magi facente parte di una pala più grande che fu tagliata in più pezzi che ora si trovano al Metropolitan Museum di New York. 

Quando vidi per la prima volta questa tavoletta ci rimasi quasi male perché mi aspettavo un'opera di grandi dimensioni. 

Certo, avrei potuto verificarlo nei testi, lo so; ma il suo fascino è fuori discussione, secondo me.

Ricorda l'opera con lo stesso soggetto di Gentile da Fabriano conservato nella Galleria degli Uffizi ed infatti, documentandomi un po', ho scoperto che Gentile aveva soggiornato a Siena e quindi non è da escludere che il Sassetta ne fosse influenzato.

Adorazione dei Magi del Sassetta

Sala del Botticelli dove c'è un collegamento con la Sala dei concerti coperta da una tenda importante; da qui infatti il Conte Guido seguiva i concerti. 

Ci sono molti mobili Settecenteschi in questa sala come nelle altre tra le quali spicca un secretaire per i gioielli.

Sala del Botticelli

Sala di Andrea Piccinelli detto il Brescianino dove si trova una delle opere più note dell'artista, un piccolo tabernacolo. Il Brescianino ricevette molte commissioni dalle famiglie senesi.

Sala di Sano di Pietro dove c'è un pianoforte di Franz Litz venduto da Litz ad un mercante. 

Sala dedicata a Bernardo Strozzi, pittore e frate francescano, dove è esposto un ritratto di San Francesco in preghiera dipinto da Bernardo. Ci sono oggetti molto curiosi in questa sala: cuscini con il simbolo dei Chigi e i colori dell'Istrice, cuscino lavorato con il tombolo recante lo stemma di San Bernardino, scatolina di ceramica -una tabacchiera-  che pare abbia ispirato a Respighi la suite della Tabacchiera il cui spartito si trova lì accanto.

Stanza dell'ultima regina d'Italia, Maria Jose del Belgio, la regina di maggio, morta nel 2001. Maria Jose diventò amica del Conte Guido quando, entrambi giovani, seguivano lezioni di musica classica a Firenze. Lei veniva a Siena in occasione dei concerti e dormiva in questa stanza disegnata da Agostino Fantastici. Tra arredi in stile neoclassico fine ottocento colpisce una colonnetta con bacinella basculante per lavarsi.

Sala dei tre divani dove spiccano tre divani, di cui uno tondo, ricoperti da velluto rosso. In questa sala è presente una nicchia con dei bozzetti tra cui quello della statua di San Girolamo eseguita dal Bernini per la Cappella del Voto nel Duomo di Siena. Questa era la prima sala visibile al tempo di Galgano Saracini.

Poltrona tonda di velluto rosso

Aula Scarlatti con opere del cinquecento senese tra le quali il Matrimonio mistico di Santa Caterina da Siena del Beccafumi, caposcuola del Manierismo senese, e l'Allegoria dell'amore del Sodoma.

Nelle successive aule l'allestimento delle opere d'arte è Ottocentesco, le opere sono cioè sistemate una accanto all'altra ricoprendo l'intera parete e senza un criterio cronologico.

Troviamo opere del Cinquecento senese, vasi e reperti di epoca etrusca provenienti dalla provincia senese come ad esempio dei Buccheri e poi i caratteristici vasi di ceramica gialla e azzurra che venivano fatti fare nella bottega dei Chigi a San Quirico d'Orcia.

Opere del Seicento senese rappresentato da Rutilio Manetti e da Bernardino Mei

Tra le opere di Rutilio spiccano due poste una accanto all'altra che testimoniano l'evoluzione dell'arte dell'artista da manierista, nella Deposizione dalla croce, a caravaggista nel San Sebastiano

Lo stile di Caravaggio arrivò molto presto a Siena grazie al senese Giulio Mancini, medico personale di papa Urbano VIII e collezionista d'arte, che fece portare un San Giovani Battista di Caravaggio a Siena influenzando quindi l'arte senese. 

Bernardino è un caravaggista la cui firma è l'azzurro molto intenso nei panneggi come ad esempio nel ritratto di Betsabea, madre di Salomone.

Ci sono anche opere riadattate alle sale come ad esempio le basi delle consolle addossate alle pareti che facevano parte di una carrozza. Le lastre di marmo sopra sono stata aggiunte dopo.

L'ultima sala del percorso è la Sala del Conte o del Cinquecento chiamata così per il soffitto a cassettoni lavorato, dallo stile a grottesca utilizzata nella domus aurea di Nerone rimasta nascosta dopo l'incendio e riscoperta per l'appunto nel Cinquecento. Qui era dove viveva il Conte.

Rimangono fuori dal percorso la Cappella di San Galgano e l'Oratorio di Santa Cecilia, ai quali si accede dal cortile d'ingresso, che ho avuto modo di visitare per la prima volta durante l'itinerario La Riconoscenza pubblica e privata a Siena

Il percorso prevede l'uscita dal Bookshop dove in sottofondo c'è sempre della musica classica o lirica. Quando siamo usciti noi c'era La morte del cigno di Tchaikovsky che io associo al finale del film Billy Elliot e alla sensazione di elettricità provata dal protagonista da bambino ogni volta che danzava.

Non ho resisitito e ho acquistato il cd che tra l'altro è un cofanetto, Best romantic classics, con sei cd per un totale di 100 brani.

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